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Il CNR-ISAFOM osserva e studia i sistemi agricoli e forestali dal punto di vista della qualità delle produzioni, ma anche l’interazione che esiste tra ecosistemi e ambiente.

Il Sole 24 Ore, nell’inserto Ricerca Tecnologica del 23 maggio 2016, pubblica un articolo dedicato alle attività di ricerca e monitoraggio ambientale del centro di eccellenza QuaSAR, e sugli obiettivi del programma BioQuar. 

ISAFOM è impegnato da circa 30 anni in ricerche relative allo stato dell’atmosfera ed ai suoi rapporti con gli ecosistemi terrestri naturali ed antropici. Non stupisce dunque che la Regione Campania, su mandato dell’Assessorato dell’Ambiente, abbia individuato proprio nell’Istituto il soggetto più qualificato per realizzare un Osservatorio Regionale della qualità dell’aria.

“Si tratta di una struttura all’avanguardia, costituita con fondi regionali, che si occupa del monitoraggio e della previsione della qualità dell’aria” afferma Enzo Magliulo, Ricercatore Isafom.

L’Osservatorio, che rappresenta un’esperienza unica in campo nazionale, è dotato di un sistema di previsione e rappresentazione in tempo reale delle caratteristiche dell’aria che respiriamo, basato sui dati raccolti da piattaforme di misura fisse e mobili – sono utilizzati in particolare laboratori mobili e velivoli leggeri da ricerca attrezzati con strumentazione avanzata per osservazioni ambientali, di proprietà di Isafom e unici in Italia -, combinati con strumenti numerici di calcolo. Il progetto, denominato ‘AriaSaNa’, utilizza le più aggiornate tecnologie disponibili, e rappresenta uno strumento di estrema utilità per l’informazione costante alla popolazione e ai decisori sullo stato degli inquinanti nell'intero territorio della Campania, e per il supporto tecnico-scientifico alle amministrazioni regionali e locali per l’applicazione di opportune misure preventive e analisi di scenario.

“I risultati di questi studi sono pubblici” afferma Magliulo “e i bollettini di previsione, pubblicati giornalmente sul sito di AriaSaNa (ariasana.isafom.cnr.it), possono essere utilizzati da chiunque, in modo particolare dai decisori per l’adozione di provvedimenti restrittivi, quale il blocco del traffico veicolare, e la programmazione e gestione del territorio”.

Per la creazione del servizio osservativo, ISAFOM si è avvalsa del proprio know-how ma ha anche stabilito un’ampia gamma di collaborazioni: con il con il DIST dell’Università Parthenope, con il DISTAR dell’Università Federico II, con l’Istituto di Biometeorologia ed altri organi di ricerca del CNR e con Arianet, partner privato che rappresenta l’azienda più avanzata sul mercato nazionale relativamente alla modellistica numerica per l’ambiente atmosferico.

“Su queste premesse, la costituzione dell’Osservatorio AriaSaNa ha rappresentato il punto di partenza ma, a cascata, sono pervenute altre commesse di ricerca, di natura pubblica e privata, che hanno fatto sì che il gruppo di ricerca si trasformasse in un vero e proprio centro di eccellenza. “La nuova struttura, che ha preso il nome di QuASAR, mette insieme il meglio della tecnologia e della conoscenza scientifica di settore per l’osservazione delle relazioni tra atmosfera, vegetazione, agglomerati urbani e industriali” commenta Magliulo “e li rende disponibili per interventi di analisi ambientale e supporto alle decisioni anche in condizioni emergenziali”.

Tra le prime commesse c’è stata quella, promossa dal Commissario Straordinario di Governo De Biase, relativa all’impatto delle sostanze contaminanti emesse dalle discariche del comune di Giugliano – parte della cosiddetta Terra dei Fuochi. Obiettivo del progetto, che prende il nome di BioQuAr, è quello di quantificare in modo continuativo le emissioni di gas metano e di inquinanti gassosi, nonché di monitorare e prevedere la distribuzione delle sostanze tossiche emesse sul territorio limitrofo, in considerazione degli effetti sulla salute pubblica e sulla sicurezza delle produzioni agroalimentari. A questo scopo, BioQuAr ha realizzato un apparato d’indagine ambientale integrato, basato su rilievi continuativi di emissione areale di biogas, misure da piattaforme mobili terrestri ed aeroportate, rilievi di dettaglio dei parametri biofisici ambientali e simulazioni della distribuzione dei contaminanti. I risultati sono pubblicati mensilmente sul sito bioquar.isafom.cnr.it, su cui è anche possibile seguire in tempo reale le misure dei velivoli in missione di volo.

Decisamente delicato, da un punto di vista mediatico e non solo, è il successivo studio d’impatto del termovalorizzatore di Acerra - l’unico attualmente presente in Campania - contestualizzato all'interno della realtà territoriale locale.

“Sulla base di un’ordinanza regionale, ci è stato richiesto di verificare se questo impianto è inserito nel territorio nella maniera meno impattante possibile” spiega Magliulo. “A tale proposito è fondamentale costruire una base dati esaustiva delle sorgenti che incidono sulla qualità dell’aria, simulare la loro dispersione sul territorio, ed effettuare misure ambientali distribuite di verifica”.

Il progetto, denominato SambA e finalizzato alla determinazione dell'effetto sulla popolazione e l’attività agricola del termovalorizzatore, si basa su un approccio integrato che prevede rilievi in atmosfera effettuate dai velivoli ERA e da laboratori mobili e simulazioni modellistiche che quantificano l’impatto delle diverse sorgenti di inquinanti presenti sul territorio. Risultati pubblicati in un volume nel mese di maggio 2016.

Il centro di eccellenza QuaSAR è stato individuato come punto di riferimento della componente relativa al monitoraggio atmosferico nel progetto ‘Campania Trasparente’, un piano di osservazione integrata su scala regionale coordinato dall’Istituto Zooprofilattico di Portici, con l’obiettivo di ottenere una rappresentazione del territorio e dell’esposizione dell’uomo a potenziali fonti inquinanti e che prevede indagini a tappeto, su tutte le matrici ambientali.

“Le attività di osservazione sono partite già da molti mesi” conclude Magliulo “ad eccezione di quelle relative alla qualità dell’aria, che sono ancora in fase di pianificazione e che ISAFOM, per l’esperienza e le capacità nel settore, ha ottime probabilità di coordinare.”

Isafom e la sua missione

L’Istituto, nato con competenze in agronomia e scienze forestali, biologia e fisiologia vegetale, afferisce al Dipartimento di Scienze Bio-Agroalimentari del CNR e osserva e studia i sistemi agricoli e forestali dal punto di vista della quantità e qualità delle produzioni, ma anche e soprattutto dell’interazione che esiste tra tali ecosistemi e l’ambiente. Obiettivo dell’Istituto è contribuire allo sviluppo sostenibile del sistema agricolo e forestale, in un contesto di cambiamento del clima globale, in quanto esistono stretti rapporti tra vegetazione, qualità dell’aria e variazioni climatiche.

“Sappiamo che le foreste e le colture catturano ed emettono gas serra” afferma Magliulo “ma sappiamo anche che possono avere un ruolo sulla qualità dell’aria. Le piante emettono infatti sostanze che influenzano la produzione di ozono e di particolato secondario e sono in grado di catturare contaminanti in fase gassosa e polveri”.

E’ in questo contesto che Isafom, costituitosi come struttura di ricerca e luogo di confronto scientifico, è sempre più chiamato anche a un secondo mandato, legato alla divulgazione e all’utilizzazione concreta del trovato a beneficio della collettività. Missione, questa, che si esplicita chiaramente con le attività portate avanti dal centro di eccellenza QuaSAR.

 

 

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